sabato, ottobre 29, 2011

Appesi ad una lettera



Sono giorni febbrili per il paese e per la politica: in molti prevedono elezioni anticipate in marzo, tra poche ore un italiano sarà presidente della BCE per la prima volta dalla sua istituzione, per non parlare della crisi economica mondiale.
Questi tre fatti che monopolizzano le prime pagine di tutti i giornali da giorni hanno un filo rosso comune: la lettera.
Sembrerà sconcertante per molti, ma protagonista di questa settimana sono indubbiamente le "lettere", fantomatiche o reali, che minacciano il quadro politico e sociale del nostro paese:
dalla lettera della BCE che il 5 agosto ha praticamente commissariato il nostro paese per le sue politiche economiche, siamo giunti in queste ore alla tanto invocata lettera del Presidente del Consiglio sulle misure di taglio e di sviluppo della nostra economia.
Da queste missive tante osservazioni potremmo fare, ma la più esauriente è quella che ci fa dire che l'Italia è diventato un paese a sovranità limitato.
Ma la giornata di ieri ci ha dato altri spunti di riflessioni su queste famigerate "lettere": infatti ieri la stampa ci ha comunicato che una serie di ignoti deputati del PDL avrebbero redatto una "lettera" in cui si chiedeva un passo indietro di Berlusconi.
Restando in argomento, una lettera di dimissioni è quella che si vorrebbe sottoscrivesse Lorenzo Bini Smaghi, membro del board esecutivo della BCE, e che in molti (soprattutto oltre le Alpi) si aspettano per far felice il governo francese.
A questo punto credo che sia lecita questa domanda: Riusciremo un giorno a non rimanere appesi alla lettera di turno?

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