domenica, ottobre 02, 2011

Come Repubblica telecomanda la Sinistra


In una società globalizzata, una banale notizia, opinione o dichiarazione (veicolata tramite i canali giusti) può incidere sull'opinione pubblica molto di più rispetto al lavoro attento di uffici, funzionari e amministratori.

Se qualcuno si lamenta del sistema politico (a ben ragione, si badi bene), deve sanzionare anche l'attuale sistema malato di informazione che spesso (per non dire sempre) condiziona le scelte politiche che poi sempre gli stessi giornali criticano o elogiano.

E in questa battaglia d'influenza mediatica sulle scelte politiche vince senza alcun dubbio il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, "La Repubblica".

La sinistra, in particolarmodo non prende una decisione politica senza aver prima letto (o contattato) il giornale di De Benedetti.

Non si sa quanti deputati non abbiano votato secondo il proprio pensiero e secondo la propria coscenza perchè Repubblica asseriva dalle sue colonne che fosse ovvio votare il contrario.  La sanzione per chi si discosta dal giornale-partito è presto definita: trafiletto di rimprovero, poi per i recidivi, video di condanna, omissione di pubblicazione della replica, e, nei casi più gravi, lo stesso direttore della testata interviene mettendo nella categorie possibili traditori (o peggio "venduti") quei deputati che esercitano la loro azione rappresentativa della nazione "senza vincolo di mandato" come la nostra Costituzione ricorda.

Sono invece ben considerati dal giornale del gruppo editoriale dell'Espresso, i populisti, gli arringatori/urlatori di folle, i demagoghi, i giovani rampanti che se la prendono con il "sistema". Per cui Ignazio Marino diventa un commentatore illustre e Paola Binetti è una clericale oppure succede che per quello che dice Grillo, Vendola e Di Pietro non manchi mai spazio nelle edizioni cartacee e digitali, ma se parliamo di temi come quelli della famiglia, sicurezza o della tutela del concepito bhè bisogna aspettare di arrivare a pagina 50 o attendere una edizione che forse mai verrà.

Per cui prima di criticare il sistema inviterei i giornali a pensare a come loro possono smetterla di influenzare, negativamente, tutto questo teatrino che ogni giorno ci presentano sui nostri schermi e nelle edicole.

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