lunedì, dicembre 12, 2011

L’Italia al bivio



Articolo scritto per TheEuropean.de

Con la fine dell’esperienza di Silvio Berlusconi alla Presidenza del Consiglio, l’Italia si trova di fronte ad una svolta: il sistema di contrapposizione estremo tra i partiti che ha regnato per 16 anni riuscirà a collaborare e approverà le dure riforme economiche che servono al paese per salvarsi dal baratro?
Nessuno, ad oggi, può dire se la disponibilità di questa “grosse koalition” possa portare finalmente le forze politiche ad un percorso che duri nel tempo e che stemperi gli accesi toni che hanno caratterizzato l’era berlusconiana.
Il nuovo presidente del consiglio, il senatore Mario Monti, è stato chiamato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano proprio perché favorisca questa transizione senza gli scossoni e le radicalizzazione che avrebbero portato le elezioni anticipate.
E Monti sembra aver accettato la sfida, già nella composizione del suo nuovo governo: tra tutti i nuovi inquilini dei ministeri non vi sono “personalità scomode” e i ministri (la maggior parte dei quali sono professori universitari) sono stati scelti solo sulla base di una effettiva competenza e di una esperienza acquisita sul campo.
Si può dire che dei “tecnici” abbiano nuovamente scalzato Berlusconi e stiano costruendo una terza Repubblica? Certo storicamente ogni qualvolta Berlusconi nel passato era stato scalzato dal Governo è stato sostituito da personalità che avevano un marcato spessore tecnico: dapprima Dini col suo governo tecnico e poi il Prof. Romano Prodi che ha sempre dimostrato eccellenti doti accademiche mentre sul versante politico si è sempre dovuto arrendere alle correnti e i suoi governi hanno sempre avuto breve durata.
Di terza Repubblica non credo si possa parlare al momento: se è vero che la seconda Repubblica sarà legata indissolubilmente alla figura di Silvio Berlusconi, prima di poter parlare di una “nuova” Repubblica sarà necessario capire quale sarà l’assetto dei partiti e delle coalizioni dopo l’esperienza Monti e quale sarà la nuova legge elettorale che porterà i 52.000.000 di elettori italiani al voto.
Molto del futuro del nostro paese passa da come andrà (e da cosa farà) il governo guidato dall’ex commissario europeo. Il rischio, che accomuna l’Italia alla Grecia e alla Francia, è quello che nel caso in cui il governo fallisse il suo obiettivo di uscire definitivamente dalla crisi, possano crescere e dilagare i partiti di opposizione rappresentati dai separatisti della Lega Nord e dai populisti del movimento di Beppe Grillo e a quel punto l’Italia potrebbe mettere in discussione la propria solvibilità del debito pubblico e la propria adesione all’Eurozona.
Tutto, quindi, è nelle mani del nuovo governo (e anche nei partiti che in Parlamento lo sostengono). Il futuro dell’Italia e in parte dell’Europa dipenderà dalle politiche del Governo e dalla responsabilità del Parlamento di fronte alle nuove sfide comuni europee.

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